Pratiche schizogene e prossemica dello spazio: “il Blocco” di Tirana. (Romeo Kodra)

   “Blloku” è un quartiere di Tirana. Letteralmente, il suo significato è, Il Blocco[1] – per antonomasia – ex quartiere dei dirigenti del Comitato Centrale del Partito del Lavoro. Progettato come “quartiere giardino” dall’architetto Gherardo Bosio[2], all’interno della “città parco” del famigerato architetto Armando Brasini (fautore del primo Piano Regolatore[3] di Tirana su richiesta del re albanese Zogu I), divenne prima il quartiere residenziale degli uomini fidati del re, poi del fascista Jacomoni e infine, dopo la Seconda Guerra (esattamente nel 1951), del dittatore Enver Hoxha. Oggi è il cuore della “movida” albanese. Da non confondere con la “movida madrileña”, ai movimenti della controcultura underground! Qui la linea trendy viene dittatorialmente dettata da “Big Brother Show”. Il luogo, come quasi tutta Tirana, è orwellianamente schizofrenico. Fuori da qualsiasi metafora e/o metonimia. Ma, andiamo per passi.

   Etimologicamente la parola albanese “Blloku” deriva dalle lingue slave nelle quali ha il significato di “nido, qualcosa di racchiuso” oltre che di “sciattone, melma”. In albanese è rimasto nel dialetto gheg[4] come “bërllok,  ovvero pezzi di paglia finissima, ciò che rimane dopo la mietitura, sedimento, lettiera”[5],e infine – come nella lingua ufficiale – “blocco”.

   Sul piano della progettazione, è interessante notare che gli urbanisti e gli architetti italiani degli anni ’30 del Novecento concepirono questo quartiere come giardino, chiuso e appartato dallo spazio pubblico razionale. In esso la mente/ratio dittatoriale concesse ai propri eletti uno spazio privato[6]. Diffatti il quartiere è situato adiacente all’asse brasiniano, al boulevard “Mussolini” (divenuto “Martiri della nazione” durante la dittatura enverista), dove si trovano, uno dopo l’altro, tutti i Ministeri. Quest’asse che divideva in due la città – quella vecchia e arcaica da quella nuova, moderna e razionale – segue la stessa logica delle ‘cerniere’ che si svilupparono in Africa Orientale e che separavano gli indigeni dagli europei.

   Le case private dei ministri del re, prima e della nomenclatura fascista, dopo, sono state convertite nelle case dei funzionari di partito del regime enverista. Letteralmente (vedi, per il significato di questa parola, più in là nella nota su Lacan) il regime di Enver Hoxha usò lo stesso spazio nello stesso modo[7]; così, la struttura si addattava perfettamente al modus vivendi.

   L’interpretazione apparentemente casuale di questo spazio si fece tramite lo stesso codice linguistico: il potere – cancellando[8] con un taglio netto il preesistente – concesse spazio “privato” ai propri figli modello. Sembra paradossale ma sotto questo punto di vista anche nel regime di Hoxha, dove il Socialismo Reale promuoveva ad libitum tutto ciò che era pubblico, lo spazio, del Blloku fu chiuso ai cittadini e aperto al ristretto cerchio dei funzionari del Comitato Centrale del Partito. La guardia repubblicana consentiva l’accesso esclusivamente ai gerarchi o al pubblico solo se autorizzato.

   Con la caduta del regime dittatoriale, nel ’91, lo spazio – divenuto aperto a tutti – venne via via preso d’assalto, trasformandosi nel vero centro della città. Migliaia di cittadini che prima passeggiavano lungo il boulevard iniziarono a preferire questo spazio per le serate tiepide di Tirana. Le ville si trasformarono quasi tutte in bar, clubs, pubs o discoteche. Paradossalmente, anche in questo caso, l’accesso ai “nuovi” spazi – ormai prettamente occidentali[9], liberali, tipici del consumismo liberista – viene filtrato e ordinato secondo codici dichiarati e/o non dichiarato come per esempio: il (dichiarato) prezzo d’entrata (accessibile a pochi fortunati in quanto varia secondo i locali dai 7 ai 20 euro quando il reddito medio mensile non supera i 200 euro); il (dichiarato) dover essere accompagnato obbligatoriamente da una donna (oggettivizzata, mercificata e – in quanto tale – mercificatrice a sua volta dell’uomo, per la gloria e l’apoteosi dell’alienazione totale di qualsiasi relazione tra individui); oppure l’obbligo (tacito, non dichiarato) di essere vestiti in una maniera trendy così da evitare il dover essere fermati dagli buttafuori sovrappeso e gli altolà con sguardi minaciosi alle entrate di questi spazi della movida.

  Il paradosso del “Blocco”, spazio apertamente pubblico che blocca tuttavia l’accesso a tutti (tranne ai pochi privilegiati), si coglie subito appena si confronta questa apparente casualità con quella che Deleuze e Guattari chiamavano “l’insieme delle sintesi passive”, ossia il desiderio [di un soggetto non ancora soggetto] come produttore “di realtà” e “in realtà”[10]. Si vedono qui le “sintesi passive” che macchinano lo spazio e gli oggetti parziali, i flussi e i corpi correlati a esso – sia questo lo spazio di un re sul suo territorio (Zog I), sia lo spazio colonizzato di un impero (il Duce e la sua idea dell’Impero romano), sia lo spazio di un dittatore (Enver Hoxha) oppure quello di un proprietario di qualsiasi club o pub – mentre (si) palesano il soggetto mancante di tali sintesi, il soggetto mancante di desiderio, ma da questo desiderio marcato e posseduto. Un soggetto che manca totalmente la sua fissità, il suo essere caratteristico, specifico in quanto non fa altro che riciclare tutto ciò che è sempre stato (oggettivamente parlando). Questo soggetto mancante legge come in una mappa i segni del linguaggio sullo spazio urbanistico (Blloku) di un altro soggetto[11] che prima ha represso[12] usurpandogli questo spazio e soggettivizzandosi[13] solo e unicamente in quest’atto ulteriore e vorticoso di repressione. Lo diceva pure Lacan in quel gioiello filosofico-letterario che è Lituraterre:

   Lo scorrere delle acque è ciuffo del tratto primario e di ciò che lo cancella. L’ho detto: è con la loro congiunzione che si fa il soggetto, ma in quanto si scandiscono due tempi. È necessario quindi che vi sia cancellatura.[14]

   In questo spazio così simbolizzante per Tirana e per l’Albania, storicamente divisa tra imperi e blocchi, d’Oriente e d’Occidente, in perpetuo contrasto tra loro, si materializzano schizofrenicamente – dai detriti dello scontro/incontro – soggetti manca(n)ti, personaggi e mai caratteri, costruzioni di maschere fragili che non reggono al peso del sé e nemmeno a quello dell’Altro (per lungo tempo). Si tratta di strutture psicotiche ansiose mai accettate nella loro evidenza, mai problematizzate per la loro mancanza di status riconosciuto dall’Altro[15]; strutture che – per quanto riguarda “Blloku” – sfogano le loro pulsioni in una sorta di bulimia spaziale-urbanistico-architettonica[16].

   Lo scenario diventa apocalittico quando si recupera ancora Lacan e si evidenzia la mancata consapevolizzazione del problema:

… niente comunica di sé meno di tale soggetto che in fin dei conti non nasconde nulla. Non deve far altro che manipularvi: voi siete un elemento tra gli altri del cerimoniale in cui il soggetto si compone proprio per il fatto di  potersi scomporre.[17]

   Si possono così spiegare e classificare le condizioni patologiche dell’ambiente Blloku con tutte le sue megalomanie, persecuzioni, misticismi, tutte plagiature dall’ester(n)o. In psicologia, si chiama “psicosi indotta”[18]: indotta dalla perpetua mancata presa di coscenza della realtà e del reale del soggetto mancante.

  

 


[1]   Le unità urbanistiche minime di Tirana, e dell’Albania in generale, sono “blocchi”, corrispondenti ai “quartieri” italiani.

[2]   “La città-giardino a sud del boulevard ‘Mussolini’ [oggi ‘Martiri della nazione’], il cui centro è collegato al nuovo quartiere INCIS, è frutto di quel processo di ‘riduzionismo monumentale’ che Bosio, second i critici, controlla abbastanza bene sia per quanto riguarda l’aspetto architettonico che per ciò che attiene a quello urbanistico.” Shkreli A., in Convegno di Urbanistica: Tirana ieri e oggi. Come sarà domani?, Istituto italiano di cultura di Tirana (Albania), Besa Editrice, Nardò (LE), 2000, p. 19.     

[3]   Il primo Piano Regolatore porta la firma di urbanisti austriaci. Esso ha riguardato la sistemazione delle strade già esistenti e poco più.

[4]   “Geg” del nord Albania, l’altro e “Tosk”, del sud.

[5]   Çabej E., Studime etimologjike në fushë të shqipes, Akademia e Shkencave të RP së Shqipërisë, Instituti i Gjuhësisë dhe i Letërsisë, Tiranë, 1976.

[6]   “Il re permise diffatti costruzioni di villette per i suoi dipendenti dando loro – sotto forma di prezzi aggevolati – spazi di 1.100-1.300 metri quadri.” Intervista personale a dr. Arben Shtylla, docente di “Teknologia Architettonica” alla POLIS University di Tirana.

[7]   Bisogna aggiungere che la divisione della città albanese in “blochi” (blloqe) e “sezioni” (lagje), invece che in quartieri alla italiana deriva dal metodo suddivisionale sovietico, in quanto l’Albania post-bellica venne inglobata nell’influenza del Blocco Sovietico, quello dell’Est. Sempre blocchi, dentro i blocchi, contro altri blocchi, ma che non ci sono più; almeno così sembra. Oppure (si) sono frantumati come la paglia del bërllok.

[8]   “Significativo – aggiunge ancora il dr. Shtylla – ricordare a tale proposito la famosa frase di Indro Montanelli su Tirana, ‘Ho visto città senza boulevard, ma mai un boulevard senza città’ che sottolinea l’impatto dell’asse brasiniano”. Ivi.

[9]   Sembra iscritto nel destino dell’Albania l’essere sempre in balia delle onde del potere con spinta a volte ponentina altre levantina.

[10]   Deleuze G., Guattari F.,  L’Anti-Edipo. Capitalismo e schizofrenia. trad. Fontana A., RCS Libri, 2007, p. 29.

[11]   Per esempio: Enver Hoxha che guarda il modus operandi et vivendi del Zogu I.

[12]   Zogu I si palesa come soggetto solo e unicamente dopo questa repressione/cancellazione

[13]   Ma, mai definitivamente e in modo chiaro a se stesso, in quanto è solo con un atto di cancellazione, limitazione, con un atto mortale che ciò si materializza realmente davanti all’attante.

[14]   Lacan J., Litturaterra, in La psicanalisi. Rivista del campo freudiano. n. 20, Luglio-Dicembre 1996, p. 15.

[15]   La mancata entrata in Europa non fa altro che accrescere questo sintomo significante del problema a livello nazionale … e forse non è un caso.

[16] Basta pensare che in 20 anni la città di Tirana è cresciuta da 250.000 abitanti in quasi 1.000.000 con conseguente boom di costruzioni illegali.

[17]   Ibidem., p. 19.

[18]   Psicologia. Le garzantine., a cura di Galimberti U., Garzanti, Milano, 1999, p. 867.

Praktika skizogjene dhe proksemika e hapёsirёs: “Blloku” i Tiranёs. (Romeo Kodra)

“Blloku” ёshtё njё bllok i Tiranёs. Kuptimi i plotё i fjalёs ёshtё: Blloku[1]par eccellence – duke qenё se kemi tё bёjmё me ish-bllokun e udhёheqёsave tё Komitetit Qendror tё Partisё sё Punёs. I projektuar si “quartiere giradino” nga arkitekti Gherardo Bosio[2], brenda “qytetit-park” tё tё mirёnjohurit ark. urb. Armando Brasini –  autor i tё parit Plan Rregullues[3] tё Tiranёs me kёrkesё personale tё mbretit tё shqiptarёve Zogu I -, u shndёrrua fillimisht si blloku i banimit tё tё besuarve tё mbretit, mё pas tё fashistit Di Fausto dhe sёfundmi, pas Luftёs sё II Botёrore (ekzaktёsisht nё 1951), tё diktatorit Enver Hoxha. Sot ёshtё zemra e movida-s shqiptare. Mos mendoni pёr movida madrileña, lёvizjet kundrakulturore apo underground! Kёtu linja trendy vjen direkt dhe drejtpёrsёdrejti – nё mёnyrё po aq diktatoriale – nga “Big Brother Show”. Vendi, si pothuajse e gjithё Tirana, ёshtё njё skizofreni orwelliane. Jashtё çdo metafore dhe/apo metonimie. Por, le tё ndjekim disa hapa nё lidhje me kёtё pohim radikal.

“Blloku” nё shqip rrjedh etimologjikisht nga gjuhёt sllave nё tё cilat ka njё kuptim si “çerdhe, diçka e mbyllur” si dhe “fёlligё, llum”. Nё shqip ka mbetur nё dialektin geg si “bërllok, copa kashte tё copёzuara, ç’ka mbetet pas korritjes, sediment, shtrojё kashte pёr kuaj”[4],dhe nё fund – si nё shqipen zyrtare – “bllok”.

Pas kёsaj, dhe pёr t’iu rikthyer projektimit urbanistik tё kёtij vendi, vihet re qё urbanistёt dhe arkitektёt italianё tё viteve ’30 tё ‘900 konceptuan si kopёsht kёtё bllok, tё mbyllur (ekskluziv pёr njerёz tё besuar) dhe tё veçuar nga hapёsira publike razionale. Nё tё mendёsia/ratio diktatoriale u lёshonte tё pёrzgjedhurve tё vet njё hapёsirё private[5]. Faktikisht blloku ndodhet nё afёrsi tё aksit brasinian, tё bulevardit ‘Mussolini’ (‘Dёshmorёt e Kombit’), ku nё rresht shtrihen Ministritё. Ky aks qё ndante qytetin nё dysh – tё vjetrin, arkaikun prej tё riut, modernit dhe racionalit – ndjek tё njёjtёn logjikё tё ‘menteshave/cerniere’ qё zhvilloheshin nё atё kohё nё Afrikёn Lindore dhe qё ndanin indigjenёt nga kolonizuesit evropian (italian).

Shtёpitё private tё ministrave tё mbretit dhe mё pas – pas pushtimit – tё nomenklaturёs fashiste u transformuan lehtёsisht nё shtёpitё e funksionarёve tё Partisё sё regjimit enverist. Gёrmё pёr gёrmё, regjimi i Enver Hoxhёs pёrdori tё njёjtёn hapёsirё nё tё njёjtёn mёnyrё.[6] Interpretimi i kёsaj hapёsire, nё dukje i rastёsishёm, u bё me tё njёjtin kod gjuhёsor: pushteti mundi – duke fshirё[7] dhe ndarё me njё prerje radikale paraekzistuesen – tu akordonte hapёsirё private bijёve tё vet model. Duket paradoksale por nёn kёtё aspekt edhe regjimi i Hoxhёs, ku Realizmi Socialist promovonte ad libitum gjithё ç’ka ishte publike, hapёsira, Blloku – e kufizuar funksionarёve tё Komitetit – , ju mbyll qytetarёve. Garda e Republikёs lejonte hyrjen vetёm me autorizim nga lart.

Me rёnien e regjimit diktatorial, nё ’91, hapёsira – e hapur pёr tё gjithё tashmё – erdhi gradualisht duke u zaptuar dhe transformuar nё qendrёn e vёrtetё tё qytetit. Mijёra qytetarё qё mё parё shёtisnin nё bulevard filluan tё preferonin kёtё hapёsirё pёr mbёmjet e ngrohta tiranase. Vilat u transformuan thuajse tё tёra nё bare, klube, pabe apo diskoteka. Nё mёnyrё paradoksale, edhe nё kёtё rast, aksesi nё kёto hapёsira tё reja – krejtёsisht perёndimore mund tё themi, tipike tё konsumerizmit liberist – filtrohet dhe rregullohet sipas njё kodi tё deklaruar ose jo si: çmimi i hyrjes ( i papёrballueshёm prej tё gjithёve qё, nga lokali nё lokal, ka njё variabilitet prej 1.000 deri nё 3.000 lekёsh kur tё ardhurat mujore pёr person mesatarisht nuk i kalojnё 30.000 lekёt); detyrmi i shoqёrimit me njё femёr (e objektifikuar dhe e gjёzuar si njё mall i çfarёdoshёm nga njё shoqёri maskilisto-mizogjene pёr lavdinё dhe apoteozёn e tёhuajzimit absolut tё tё gjitha marrdhёnieve mes individёve); ose detyrimi i veshjes sё njё farё mёnyre (le ta quajmё trendy) pёr tё mos qenё i bllokuar nga badigardё mbipeshё me vёshtrime kёrcёnuese nё hyrje tё kёtyre hapёsirave tё movidёs autoktone.

Paradoksi i “Bllokut” tashmё tё hapur – qё nuk lejon gjithsesi hyrjen (tё padiskriminuar) tё gjithёve ndihet menjёherёsh sapo krahasohet kjo rastёsi sipёrfaqёsore me atё qё Deleuze dhe Guattari quanin “bashkёsia e sintezave pasive”, nё pak fjalё nёse krahasohet me dёshirёn e subjektit si “prodhues realiteti” dhe “nё realitet”[8]. Shihen kёtu “sintezat pasive” qё makinojnё hapёsirёn dhe objektet e pjesёshme, flukset dhe trupat korrelativ me tё – qoftё kjo hapёsirё e njё mbreti nё territorin e vet (Zogu I), qoftё hapёsira e kolonizuar e njё perandorie (Duce dhe ideja fashiste e rimёkёmbjes sё Perandorisё Romake), qoftё hapёsira e njё diktatori (Enver Hoxha) ose hapёsira e njё çfardolloj pronari tё njё lokali apo pabi – ndёrsa manifestojnё qartёsisht subjektin e munguar tё kёtyre sintezave, subjektin e munguar tё dёshirёs[9]. Njё subjekt qё mungon tёrёsisht nё fiksimin e vetvetes, nё fiksimin e karakterit tё vet specifik qё nuk bёn gjё tjetёr veçse riciklon gjithё ç’ka qenё qё mё parё (objektivisht) pa kurrёfarё origjinaliteti: subjektin e munguar tё dёshirёs pluskuese. Ky subjekt i munguar lexon si nё njё hartё shenjat e gjuhёs tё njё subjekti tjetёr qё paraprakisht ka shtypur, ndrydhur apo asgjesuar dhe qё subjektivizohet vetёm dhe nё mёnyrё unike nё kёto akte vorbulluese dhe turbulluese autoritarizmi. E thoshte edhe Lacan nё atё thesar filozofiko-letrar qё ёshtё Lituraterre:

Rrjedha e ujёrave ёshtё penelata e tiparit parёsor dhe e asaj qё e asgjeson [fshin]. E kam thёnё: ёshtё me ndёrthurjen qё bёhet subjekti, por teksa ndahen dy kohё tё ndryshme. Ёshtё e nevojshme pra qё tё kёtё asgjesim.[10]

Nё kёtё hapёsirё kaq simbolizuese pёr Tiranёn dhe Shqipёrinё, qё historikisht ёshtё e ndarё mes perandorishё dhe blloqesh, tё lindjes dhe perёndimit, nё kontrast tё pёrhershёm mes tyre, materializohen nё mёnyrё skizofrenike – nga copёza tё kёtij/kёsaj takim/pёrplasjeje – gjithmonё subjekte tё munguar dhe mungues, gjithmonё personazhe dhe asnjёherё karaktere, gjithmonё konstrukte maskash tё brishta qё s’mbajnё as peshёn e vetvetes. Janё struktura psikotike tё ankthshme kurrё tё pranuara nё qartёsinё e tyre mёse tё dukshme, kurrё tё problematizuara pёr statusin e tyre tё munguar karshi Tjetrit (hyrja e munguar nё Evropё nuk bёn tjetёr gjё veçse tё shtojё kёtё simptomё shёnjuese tё problemit) qё – pёrsa i pёrket “Bllokut” – shfryjnё nё njё lloj bulimie hapsinore-arkitektoniko-urbanistike pulsimet e dёshirave tё tyre aliene (mjafton tё kujtojmё pёr kёtё qё nё 20 vite Tirana ёshtё rritur nga 250.000 banorё nё pothuajse 1.000.000 me boom-in konsekuent tё ndёrtimeve tё jashtёligjshme).

Skenari shndёrrohet nё apokaliptik kur – duke rimarrё Lacan-in – evidentohet mungesa e vetndёrgjegjёsimit mbi problemin:

… asgjё komunikon mbi veten mё pak sesa njё subjekt i tillё qё nё fund tё fundit nuk fsheh asgjё. Nuk i duhet tё bёj tjetёr veçse t’ju manipulojё: ju jeni njё element midis tё tjerёsh pjestarё tё ceremonialit nё tё cilin subjekti kompozohet pikёrisht pёr tё mundёsur shkompozimin.[11]

Munden kёshtu tё shpjegohen dhe klasifikohen kushtet patologjike tё ambjentit “Blloku” me gjithё megalomanitё e tij, persekutimet, misticizmat, plagjaturat nga jashtё: nё psikologji quhet “psikozё e induktuar”[12]; induktuar qartazi tashmё nga mungesa e vetndrёgjegjёsimit tё realitetit dhe reales sё subjektit mungues.


[1]   Ndarja minimale e qytetit tё Tiranёs, dhe Shqipёrisё nё pёrgjithёsi, ёshtё blloku qё korrespondon me mёhallёn turke apo “quartiere” italiko-latin.

[2]   “Qyteti-park nё jug tё bulevardit ‘Mussolini’ [sot ‘Dёshmorёt e Kombit’], qendra e tё cilit ёshtё e lidhur mё bllokun e ri tё INCIS, ёshtё fryt i atij proçesi tё ‘adaptimit monumental’ qё Bosio, sipas kritikёve, kontrollon mjaft mirё pёrsa i pёrket aspektit arkitektonik por edhe pёrsa i pёrket atij urbanistik.” Shkreli A., nё Convegno di Urbanistica: Tirana ieri e oggi. Come sarà domani?, Istituto italiano di cultura di Tirana (Albania), Besa Editrice, Nardò (LE), 2000, fq. 19.        

[3]   I pari Plan Rregullues – pёr hir tё sё vёrtetёs – mban frmёn e ubanistёve austriakё, por i pёrket mё shumё sistemimit tё rrugёve ekzistuese.

[4]   Çabej E., Studime etimologjike në fushë të shqipes, Akademia e Shkencave të RP së Shqipërisë, Instituti i Gjuhësisë dhe i Letërsisë, Tiranë, 1976.

[5]   “Mbreti lejoi konstruktimin e vilave pёr vartёsit e tij duke u dhёnё – nёn formёn e çmimeve favorizuese – hapёsira prej 1.100-1.300 metra katrorё.” Intervistё personale bёrё dr. Arben Shtylla, docent i “Teknologji Arkitektonike” tё Universitetit POLIS tё Tiranёs.

[6]   Duhet tё shtojmё qё ndarja e qytetit nё blloqe dhe lagje, ndryshe nga ‘quartierialla italiana, rrjedh nga njё mёnyrё ndarjeje sovjetike nё Shqipёrinё e pas luftёs, duke qenё se bёnin pjesё tё tё njёjtit ‘bllok’, atё tё Lindjes. Gjithmonё blloqe, brenda blloqeve, kundra blloqeve tё tjera, por qё s’ekzistojnё mё; sё paku kёshtu duket. Ose janё thёrrmuar si kashta e bërllokut.

[7]   “Domethёnёse – thotё sёrisht Shtylla – tё kujtosh qё frazёn e famshme tё Indro Montanelli-t mbi Tiranёn: ‘Kam parё qytete pa bulevard, por kurrё bulevard pa qytet’ qё shёnjon mё sё miri impaktin e aksit brasinian.” Idem.

[8]   Deleuze G., Guattari F.,  L’Anti-Edipo. Capitalismo e schizofrenia. pёrkth. it. Fontana A., RCS Libri, 2007, fq. 29, pёrkth. shq. imi.

[9]    Kjo lloj ‘dёshire’ nё Lacan ёshtё ‘jouissance’

[10]   Lacan J., Litturaterra, nё La psicanalisi. Rivista del campo freudiano. n. 20, Luglio-Dicembre 1996, fq. 15, pёrkth. imi.

[11]   Idem., fq. 19.

[12]   Psicologia. Le garzantine., kurator Galimberti U., Garzanti, Milano, 1999, fq. 867.

“Don Giovanni” – Teatri i Operas Dhe Baletit – Tiranё, 22 maj 2013

Kur nisesh pёr tё parё Don Giovanni-in ёshtё pak a shumё si tё marrёsh udhёn pёr nё spiralet e zemrёs. Pritshmёria e njё tehu tё ftohtё nё pulsin mё tё nxehtё tё jetёs ёshtё konsoliduar qё nga premjera prageze e 29 tetorit tё 1787.

Seksi dhe krimi hapin njё plagё ekzistenciale nё veprёn mozartiane qё si njё meteor pёr dy akte pёrshkon qiellin e spektatorit. Nuk zgjidhet asgjё nё kёtё vepёr, nuk ka kompromise, gjithçka vlon dhe shkumёzon gjak. Nuk ёshtё thjeshtё romanticizёm ante litteram i Mozart-it, qё nuk ёshtё shquar ndonjёherё si novator, por si sintetizues gjenial i çdo stili tё mundshёm; vepra tipike baroke e Tirso de Molina-s e rimarrё nё libretin e Da Ponte-s demonstron ç’ka mё tё kundёrt epoka romantike mund tё kishte, por qё nё duart e Mozart-it bashkёjetojnё natyrshёm. Kёtu, pёrtej pёrcaktimeve epokale baroke apo romantike, kemi tё bёjmё ontologjikisht me ç’ka mё bazike nё jetё: me vrullin e pavetёdijshёm tё saj, me pasionin qё tenton dhe dhunon tё gjithё kufijtё, moralizmat, dhe Don Giovanni ёshtё pikёrisht materializimi konkret i vrullit dhe pasionit flakёrues. Paradoksi dramatik nё kёtё kryevepёr tё teatrit muzikor mbartet qё nga kllapat e pёrbёra prej tragjizmit tё notave (sh)qetёsuese tё fillimit tё overturёs tё cilat rimojnё duke u kontrastuar me ato tё haresё tiumfuese tё sestetit mbyllёs dhe vazhdon imtёsisht pёrgjatё gjithё  honeve marramendёse tё veprёs.

Vёnia nё skenёn e TOB-it fillonte me sipar tё hapur ku shiheshin lёvizje pёrgatitore tё balerinёve dhe punёtorёve tё skenёs. Gjetja regjizurale na pёrgatiste pёr thyerjen e strukturave empatike qё spektatori krijon me mbylljen e dritave tё sallёs. Mbajtja e distancave mes spektatorit dhe skenёs ishte (kёshtu mё dukej tё paktёn nga interpretimi im personal) njё lloj çelёsi deshifrues i kёsaj vёnie nё skenё. Nё pak fjalё: pathosi duhej pёrjashtuar. Nuk mbetej tjetёr veçse tё shihej spektakli nga pikёpamja teknike e tij. Ndoshta ёshtё mё mirё kёshtu; vёshtirё tё gjejmё pasionin ekzistencial romantik nё ditёt e sotme (sidomos) nё kontekstin tonё bashkёkohor pa rёnё nё grotesk dhe pa u bёrё qesharak.

Pёrqёndrimi atёherё nё rezultatin teknik vinte natyrshёm. Nga kjo pikёpamje vinte si rrjedhojё edhe mё e vёshtirё tё gjeje njё notё pozitive pёr tёrёsinё e spektaklit tё ditёs sё mёrkurё (ndoshta pika mё e lartё pёrsa i pёrket teknikёs ishte interpretimi i Dona Anёs). Vёnia nё skenё duke ndёrthurur elementё tё baletit klasik bёnte kaotike tё gjithё skenёn. Skenografia (njё lloj fushёgrumbullimi plehёrash apo inertesh) natyrisht nuk ndihmonte. Kostumet e personazheve me ato tё balerinёve nuk kishin asnjё kuptim ndёrlidhёs me njёri tjetrin dhe apoteoza e kaosit pёrfshinte gjithçka (kontrapunkti mozartian – tё paktёn pёr respekt – e meriton njё kujdes tё tillё edhe nё kostume apo jo?). Do tё kishte qenё mё mirё kufizimi i thjeshtё tek kantoja dhe orkestrimi pёr t’i dhёnё gjallёrinё dhe ritmin e duhur spektaklit qё dukej tepёr i guximshёm dhe fatalisht i dёshtuar me kombinimin e baletit dhe pёrdorimin e aparatit skenik. Improvizimi kёrkon mjeshtёri! Shpresojmё qё herёt a vonё do tё kuptohet qё improvizimi jashtё mjeshtrisё, jashtё profesionit, quhet thjeshtё amatorizёm.